Gare Sociali
| Nessun evento |
| Oggi intervistiamo... |
|
|
|
QUESTA SETTIMANA INTERVISTIAMO……FILIPPO SAVORADDUSO (5 marzo 2010)
Buon giorno Filippo. Per farti tutte le domande che mi sono venute in mente ci vorrebbe una settimana. Iniziamo D1-E’ tantissimi anni che corri eppure ogni gara che affronti emani sempre una immagine di felicità ed entusiasmo come se fosse la prima corsa? C’è un segreto per tutto ciò? R1- L’amore per questo sport e nient’altro. D2-Come detto, hai corso moltissime gare e sei un eccellente polivalente. Quale è il tuo ricordo migliore e quello più infelice relativamente ad una gara da te corsa? R2- Ho tantissimi ricordi belli, di gare più o meno importanti:, la prima maratona, il Passatore, gli Ultratrail e tantissime altre gare in posti incantevoli e/o corse con amici meravigliosi . Il ricordo peggiore sicuramente la maratona estrema ad Anguillara, nel 2005, quando a metà gara mi sono ritrovato il corridore Tarquinio Catello della Podistica Solidarietà disteso a terra senza vita mezzo al bosco, un terribile ricordo.D3-Sei un grande sostenitore delle gare di tipo trail che si corrono nella natura. Che consigli hai da dare a chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di competizioni ed è “intimorito” dalla pericolosità dei percorsi perché la paura di cadere e farsi male ha il sopravvento? R3- Ho visto più infortuni su percorsi piatti e asfaltati che su percorsi di montagna. Chi corre i trail non lo fa perché non ha paura degli infortuni o della planimetria, ma lo fa perché correre in mezzo alla natura è la cosa più naturale che esiste, si ci sente parte integrante di essa e questa è una sensazione meravigliosa. E poi i profumi, i colori, i panorami…tutta un’altra cosa. Niente asfalto, niente traffico, niente incazzature e niente stress per i risultato. Il semplice esserci è il risultato e quindi tutti i corridori dei trail ci sentiamo vincitori. E i trail sono per tutti, non bisogna avere un fisico super allenato o magro, basta amare la natura. E poi vicino a Roma abbiamo dei percorsi meravigliosi.D4-Sinceramente, ma un “trailista” che compete per le posizioni migliori, riesce veramente ad assaporare le bellezze del paesaggio che attraversa oppure questa è solo una leggenda e l’adrenalina della gara prevale su tutto? R4- Il novantanove per cento di chi corre i trail è in grado, dopo la gara, di descrivere il percorso fatto con tutti i particolari e soprattutto descrivere le meravigliose emozioni avute. Provate a chiedere lo stesso ad un corridore di gare su strada asfaltata e magari in mezzo i grossi palazzoni dei quartieri romani.D5-Passiamo alla strada, la maratona è una gara lunga, dove l’atleta ha tutto il tempo di elaborare pensieri e sensazioni. A tale riguardo, ne sono una conferma i tuoi piacevoli reportage che vengono riportati sul sito. Quale è il segreto di una particolare lucidità che ti consente di fare ciò? R5-La meraviglia della maratona è sicuramente la gestione della fatica, quella lotta continua tra gambe e testa, tra sofferenza e voglia di arrivare. Ed è bellissimo nei giorni che seguono la gara ricordare quei momenti e scriverli per condividerli con gli amici. Se tutto questo lo vogliamo chiamare “lucidità” vuol dire che dopo la maratona siamo tutti in condizione di essere lucidi.D6-Sei sempre prodigo di preziosissimi consigli verso tutti. Se un atleta della Tusculum domani ti chiedesse dei pareri, tecnici e non solo, su come affrontare a livello fisico e psicologico la sua prima Maratona, tu che cosa ti sentiresti di dirgli? R6- Sono un amatore “fai da te” e quindi poco preparato a dare consigli tecnici, spesso con molti amici ci scambiamo pareri e consigli maturati dalle proprie esperienze mettendole a disposizione di tutti. Se una persona mi chiedesse cosa mi “consigli” per la mia prima maratona risponderei di pensare solo ad arrivare che è il più grande risultato da raggiungere. Non pensare assolutamente al cronometro e porsi l’obiettivo di arrivare con il sorriso godendosi tutti i momenti della gara e per fare ciò è sufficiente fare i lunghi lasciando perdere i programmi. Ci saranno altre maratone per pensare al cronometro.D7- Per tanti runners, ai più disparati livelli, fare “il tempo” sembra una ragione di vita da raggiungere ad ogni costo e con ogni mezzo. Cosa ne pensi al riguardo? R7- E’ bello e importante misurasi e cercare di capire i propri limiti, ma una volta raggiunti o “quasi raggiunti”non ha più senso insistere. È meraviglioso correre senza lo stress della preparazione e del cronometro, magari andando a tutta in gara ma senza dedicare settimane intere a prepararla.D8- Hai tua moglie, Maria, che partecipa anch’essa ai più disparati tipi di gare. Hai una influenza rilevante sulle questioni tecniche che la riguardano (preparazione, tabelle..etc) oppure Lei è piuttosto autonoma ed indipendente nelle decisioni? R8- Brutta domanda…..dico solo che sono fortunatissimo che mia moglie abbia la passione per la corsa.D9- Se domani ti dicessero che puoi scegliere tra arrivare sul podio di una Maratona prestigiosa (tipo Roma) oppure vincere nel trail che si corre a Giugno giù in Sicilia, a casa tua, cosa sceglieresti? R9- Renderei la domanda realistica usando il termine “partecipare” al posto di “vincere”. E la mia risposta è senza dubbio partecipare all’ecomaratona siciliana perché il percorso, che attraversa il parco delle Madonie, è davvero unico e meravigliosoD10-Hai corso tantissime gare, disparate per tipologia, locazione e percorso. Quale è a questo punto il “sogno” che hai nel cassetto e vorresti realizzare a livello podistico? R10- Ne ho due, l’Ultra Trail del Monte Bianco che è in programma ad agosto di questo anno insieme a due altri matti come Fabrizio e Elmes e la maratona a Tindouf , in Algeria, tra il popolo Saharawi, che spero di fare il prossimo anno.D11-Ultima domanda Filippo, raccontaci un fotogramma di una scena o di un evento che ti è rimasto indelebilmente impresso in questi anni di gare. R11- Il pianto dopo la mia prima maratona, a Roma nel 2005. Ero stanchissimo è mi sono appoggiato su una transenna e ho pianto per dieci minuti, ero felicissimo. Mi si è avvicinato un signore e dandomi una pacca sulle spalle mi ha detto “non ti preoccupare, non sempre i risultati cronometrici arrivano”…..non aveva capito nulla. Grazie della disponibilità e buona giornata
ELSA MAGNI (20 gennaio 2010)
Buon giorno Elsa. intanto complimenti per la performance ottenuta nella prima maratona a cui tu hai partecipato e che hai brillantemente portato a termine. D-Che cosa hai provato nel momento in cui sei passata sotto l’arco che indicava l’arrivo a Piazza Santa Croce? R-Una gioia immensa, una emozione incredibile. Avevo cercato tante volte di immaginare quel momento e le sensazioni che avrei provato, ma mai come in questo caso devo dire, la realtà ha superato di gran lunga la fantasia. D-Ti eri prefissata un obiettivo particolare prima della partenza o in effetti “temevi” l’incognita della distanza e quindi la tua aspettativa era quello di arrivare in fondo? R- Il mio unico obiettivo era correre la “magica” distanza dei 42,195 km e concludere la gara con la voglia di farne un’altra. D-La maratona è una gara lunga, dove l’atleta ha il tempo di elaborare pensieri e sensazioni. Tu durante la gara hai mai temuto di non farcela di arrivare al traguardo, per la fatica o per qualche altro motivo? R-Ero felice, consapevole della gara da affrontare e sufficientemente determinata di arrivare fino in fondo. E poi non ero sola ma affiancata fin dall’inizio dal mio “maestro” Enzo e, nella parte finale, dalla mia amica “pace-maker”Stefania e da mio cognato”speedy” Claudio: mi sono sempre sentita coccolata e protetta mentre la musica del mio i-pod mi distraeva dalla fatica e mi faceva perfino cantare! Anzi colgo l’occasione per ringraziarli tutti e tre pubblicamente: il “maestro” (al secolo: Cavassini Enzo) per la pazienza e la disponibilità con la quale mi ha seguito in tutti questi mesi, sempre prodigo di suggerimenti e consigli per gli allenamenti; la “pace-maker”personale (al secolo: Panzironi Stefania) che ha condiviso con me chilometri e chilometri di sudore e fatica; mio cognato “speedy”(al secolo: Franceschini Claudio) che durante la corsa mi ha sempre incitata. D-Nell’ambito dei 42 km sei riuscita ad assaporare dal punto di vista privilegiato del maratoneta le bellezze del paesaggio ed i monumenti di Firenze, oppure eri completamente concentrata sulla corsa? R-Ogni tanto mi guardavo intorno ma ero veramente concentrata sulla corsa e piacevolmente distratta dal suono dei ritmi cubani (l’altra mia grande passione) che risuonavano nelle mie orecchie D-Hai dovuto sopportare mesi e mesi di allenamenti e sacrifici, a livello fisico ed alimentare. Guardandoti indietro e ritornando a questa estate pensi “oggettivamente” che ne sia valsa la pena, oppure ritieni che un tipo di gara come la Mezza Maratona possa dare soddisfazione proporzionalmente equivalente e con meno sacrificio e dispendio di energie? R-Ttutto quello che ho fatto l’ho voluto fortemente! E’ vero dietro una gara come la maratona c’è una grande preparazione e immensi sacrifici ed io rifarei tutto, ma proprio tutto, perché la soddisfazione ricevuta mi ha più che ripagata delle tante fatiche. La Mezza Maratona è un altro tipo di gara capace di regalare comunque grandi emozioni ma non paragonabili alle sensazioni che solo la “regina delle distanze”sa regalare: provare per credere! D-Il quesito di prima introduce la domanda che segue, ovvero se una nuova atleta della Tusculum domani ti chiedesse dei consigli, non strettamente tecnici, su come affrontare a livello psicologico la sua prima Maratona, tu che cosa ti sentiresti di dirle? R- La maratona è senza dubbio una gara impegnativa che devi volere fortemente: solo una grande determinazione riesce a farti arrivare fino in fondo, ma giuro ne vale la pena! D-Hai portato a termine in maniera eccellente la tua prima maratona e questo è allo stesso tempo un obiettivo che ti eri prefissata ma che ora serve da stimolo per fare che cosa? R- Divertirmi ancora correndo, continuare a faticare in allenamento ed in gara e, forse, fare un’altra maratona, magari in primavera,…chissà! D-Roberto, tuo marito, è “avanti” di 20 minuti come sua miglior performance nella maratona. Pensi che in una delle maratone future potrete correre in coppia dall’inizio alla fine ed arrivare al traguardo insieme? R- Roby è avanti tanto, troppo non ho mai pensato ad una maratona insieme ma non posso negare che sarebbe una emozione grandissima D-Il sogno di tutti, o quasi, i podisti è partecipare alla maratona di New York. Ovvero quali sono i tuoi programmi futuri a livello podistico in tal senso? R- Non ho pensato molto al mio futuro di podista. Certo New York ha il suo fascino ma ci sono tante gare cui mi piacerebbe prendere parte anche in Italia, una fra tutte: la Maratona della nostra città…Roma D-Ultima domanda Elsa, raccontaci un fotogramma di una scena o di un evento avvenuto nell’arco dei 42 km, che ti è rimasto particolarmente impresso…passaggio sotto il traguardo a parte. R-Tante sono le scene che se ripenso a quel giorno mi vengono in mente. Il calore e le emozioni degli amici che mi hanno accompagnato nella mia “piccola impresa”, le loro grida d’incitamento, le loro parole colme di affetto che mi hanno sostenuto, incitata e poi le urla e le lacrime di mia sorella Alessandra durante il percorso e infine quel “mamma sei grande”al decimo km (zona Ponte Vecchio) e poi ancora al ventottesimo km (a P.zza della Repubblica)……e chi se lo scorda più! Grazie della disponibilità ed ancora complimenti LZ
La prossima intervista sarà a ... |
|




